Collezionismo

 

Numismatica

tratto da http://www.ilmarengo.com/numismatica/Numismatica-370x277

La Numismatica è lo studio delle monete e della loro storia, dal punto di vista storico, artistico ed economico. Generalmente nella numismatica si considera anche lo studio degli oggetti simili alla moneta, come le medaglie e le banconote.

Dal punto di vista storico, la numismatica occidentale può essere organizzata in tre grandi periodi, a loro volta suddivisibili in ulteriori fasi:

numismatica antica: greca (autonoma, regale, imperiale); italica; romana (repubblicana, imperiale); bizantina; numismatica medioevale e moderna: predecimale; decimale; numismatica contemporanea.

Risalendo alle origini della numismatica occidentale, l’uso della moneta ebbe inizio in Lidia, tra il VII ed il VI secolo a.C., per semplificare le operazioni di pagamento in sostituzione del baratto. Le monete antichefurono inizialmente impresse solamente su una faccia, dato che l’immagine era incisa solo sulla superficie del conio inferiore, mentre l’altro lato veniva colpito da uno o più punzoni.

Il valore delle monete antiche era strettamente legato a quello del metallo prezioso in esse contenuto (come l’oro o l’argento), dato che non esistevano organizzazioni in grado di garantirne il potere di acquisto, specie tra stati differenti, come avviene attualmente. Il materiale utilizzato in queste prime monete provenienti dalla Lidia era l’elettro, una lega d’oro e d’argento che in Asia Minore reperibile in natura.

Passando alla moneta greca del periodo classico, vennero utilizzate prevalentemente monete d’argento, un metallo facilmente reperibile a quel tempo. Solamente durante il regno di Filippo il Macedone si ebbe a disposizione oro in quantità sufficiente per garantire emissioni regolari dimonete d’oro. Le monete greche si distinsero per l’elevato livello artistico, con rappresentazioni sostanzialmente legate alla mitologia ed alla natura.

Per quanto riguarda la monetazione italica pre-romana, in Sicilia e nella Magna Grecia vennero impiegate monete in bronzo già alla fine del V secolo, come evoluzione dell’uso di questo metallo non coniato come mezzo naturale di scambio tra le popolazioni locali. L’uso del bronzo si ritrova anche nelle prime monete romane repubblicane, affiancate dapprima da monete in argento e poi, tra la fine della repubblica e l’inizio dell’impero, da monete in oro.

Il collezionismo di monete iniziò con l’Umanesimo, come espressione dell’interesse verso il mondo antico e alla moneta come mezzo di analisi storica. L’iniziatore degli studi numismatici fu Francesco Petrarca, ma altri grandi collezionisti di monete furono il cardinale Pietro Barbo, il futuro papa Paolo II, e Cosimo de’ Medici. Passando ai giorni nostri, la più ricca collezione privata nell’ultimo secolo è stata quella del Re Vittorio Emanuele III, attualmente esposta presso il Medagliere di Palazzo Massimo a Roma dopo la sua donazione all’Italia da parte del Re.

Con la Rivoluzione Francese si ebbe una sostanziale trasformazione dei sistemi monetari grazie all’introduzione del sistema metrico decimale. Con la diffusione di questo sistema, infatti, anche le monete abbandonarono le proporzioni tra multipli e sottomultipli legati alla riforma monetare di Carlo Magno introdotta nel medioevo e risalenti alle monete bizantine e romane; vennero infatti adottati sistemi decimali, nei quali le frazioni della moneta di riferimento sono espresse in termini di decimi e centesimi.

A seguito della crisi economica che toccò quasi tutti i paesi nel periodo delle grandi guerre, si ebbe l’ultima sostanziale evoluzione della moneta, con il passaggio da monete con un proprio valore intrinseco, legato al valore del metallo in esse utilizzato, a monete con un valore nominale garantito dall’autorità emittente, sistema attualmente utilizzato in tutti gli stati.

Cartofilia

cartofilia

tratto dahttp://www.numismaticaraponi.com/nel_sito/curiosita/storia_cartolina.htm

Mandare messaggi o saluti su cartoncini decorati o non, anche a mezzo posta, era un’ usanza già di epoca rinascimentale.
Con la fine del Settecento, l’uso di lasciare su un cartoncino stampato e decorato dei complimenti o degli auguri si diffonde in tutta Europa e anche in America; c’è chi vuole vedere in questi due fatti un possibile antenato della cartolina illustrata, ma i più qualificati esperti di cartofilia rifiutano questa ipotesi.
Altri fanno risalire la nascita della cartolina illustrata al 1796, quando il litografo tedesco Miesler mise in commercio per primo sue litografie ricordo di Berlino, formato cartolina, che furono subito oggetto di collezionismo, ma anche in questo caso gli esperti non sono d’accordo. In ogni caso tutto quanto sopra ricordato doveva viaggiare per posta sempre in busta chiusa, perchè a quei tempi non esisteva alternativa.
Ciò detto, tutti riconoscono invece come sicura antenata della cartolina illustrata la cartolina postale, che fu proposta in Germania nel 1865 da un funzionario delle poste germaniche Henrich Von Stephan, ma utilizzata per la prima volta dalle poste austro-ungariche il 1/10/1869.
La cartolina postale, detta anche intero postale perchè già comprensiva dell’affrancatura rappresentata da un’impronta a stampa di un francobollo, in Italia venne utilizzata dal 01/01/1874;
era un cartoncino di cm. 11,5 x 8.
Nel lato anteriore, destinato all’indirizzo, all’interno di una cornice, vi era il francobollo prestampato con l’effige del Re Vittorio Emanuele II, lo spazio per il bollo, e la scritta cartolina postale; sotto questa scritta il valore della cartolina e cioè ” Dieci Centesimi ” e sotto a questa lo stemma sabaudo senza decorazioni; il lato opposto era dedicato alla corrispondenza.
Nel 1877 le cartoline postali incominciarono ad essere decorate con un trofeo di bandiere attorno allo stemma sabaudo; il formato era di cm. 13,8 x 7,8. Nel Congresso Mondiale dell’Unione Postale Universale del 1878, vennero fissate le dimensioni massime accettate come standard e cioè cm. 14 x 9. La cartolina postale con risposta pagata era composta da due parti piegate lungo una linea perforata per lo strappo e l’utilizzo; era di colore rosa con una seconda parte avorio per destinazioni nazionali, oppure verde per destinazioni internazionali.
La cartolina postale segnò una vera e propria rivoluzione del servizio postale, perchè non dovendo più viaggiare in busta chiusa, il suo impiego consentì nel volgere di pochi anni l’uso e l’affermazione della cartolina illustrata.
La prima fase della trasformazione della semplice e austera cartolina postale in cartolina illustrata si ebbe con le cartoline pubblicitarie commerciali; queste inizialmente furono cartoline postali sulle quali si apponeva un timbro della ditta emittente, timbro che si arricchì poi con fregi e decorazioni, fino a rappresentare anche il prodotto commercializzato.
La fase successiva e determinante che trasformò veramente la cartolina postale in cartolina illustrata, fu la nascita delle cartoline commemorative, che si possono dividere in Ufficiali, emesse dall’Amministrazione Postale, e in semi ufficali private, emesse da organizzazioni o comitati promotori di importanti manifestazioni per lo più di carattere nazionale con il Placet dell’Amministrazione Postale stessa. Tra le prime cartoline commemorative ufficiali, si ricorda quella emessa nel 1895 per il 25° anniversario della liberazione di Roma, e quella emessa per le nozze del Principe Ereditario, il futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III, con la Principessa Elena Petrovich del Montenegro.
Dal 1870 circa, si diffusero soprattutto in Germania le ” gruss aus “, che in tedesco significa “saluti da”. Queste erano cartoline riportanti dei “collage” litografici rappresentanti luoghi di interesse storico o turistici, con persone vestite coi costumi locali, ambulanti e scene di vita quotidiana, quale quella che si svolgeva per strada. Come si vede, le ” gruss aus ” erano cartoline particolarmente adatte ed usate nella corrispondenza vacanziera, conseguente alla nascita e allo sviluppo di un turismo sempre più favorito dal continuo progresso dei mezzi e delle vie di comunicazione.
Le ” gruss aus “, che si diffusero anche in Italia dal 1885 in avanti, furono così le prime vere cartoline illustrate paesaggistiche, e rientrano pertanto a pieno titolo nella tematica “Regionalismo”, della quale costituiscono il punto di partenza per ogni collezionista.
La risposta italiana alle ” gruss aus “, che erano in maggior parte stampate all’estero, furono le “cartoline autorizzate dal Governo”.
Queste altro non erano che cartoline postali illustrate con disegni monocromatici prima, e con riprese fotografiche poi, che potevano viaggiare con una affrancatura da 10 centesimi, e cioè a tariffa ridotta, come da decreto ufficiale del 01/08/1889. Gli spazi riservati all’indirizzo, ai saluti, all’affrancatura e all’illustrazione, nelle prime cartoline illustrate autorizzate dal Governo, erano sistemati in modo diverso dall’attuale: generalmente davanti, oltre all’illustrazione, vi erano righe riservate all’indirizzo e lo spazio riservato al francobollo, mentre il retro era tutto destinato alla corrispondenza.
Le prime cartoline illustrate autorizzate dal Governo, furono realizzate dall’editore Danesi di Roma, e raffiguravano solo monumenti o scorci panoramici delle più importanti città d’Italia.
I paesi e i piccoli centri cittadini non hanno invece beneficiato subito di queste emissioni. Col diffondersi della fotografia, la cartolina illustrata venne adottata da tutti i centri, grandi e piccoli, e dai paesi, soprattutto per iniziativa di editori che per il Piemonte rispondevano ai nomi di Modiano, Fotocromo, Fumagalli, ecc.
Per i piccoli centri, l’iniziativa venne presa da persone che avevano pubblici esercizi, ma soprattutto da coloro che gestivano la privativa dei generi di monopolio.
Sulle cartoline era abitualmente riportato, come avviene ancora oggi, il loro nome e cognome preceduto da ” Ed. ” diventando così in senso lato,  gli ” editori locali “; davanti a questa dicitura vi è un numero che individua il clichè della cartolina.
La cartolina postale, pur essendosi modificata nel modo appena descritto, continua però ad essere sempre utilizzata come semplice cartoncino per corrispondenza; oggi è bianca, di cm. 10,5 x 14,8 , senza fregi o decorazioni.
Da qualche decennio, ogni tanto, vengono emesse cartoline postali celebrative, che riportano disegni di avvenimenti particolari che si vuole ricordare; anche nel periodo fascista avveniva questo, però si trattava solo di argomenti di propaganda del regime. Le attuali cartoline postali celebrative, invece, ricordano manifestazioni, avvenimenti sportivi o personaggi celebri.

Articolo pubblicato su Il Petrino n° 9 del 12 luglio 2003 – Francesco Minneci (http://petralianews.weebly.com/articoli-di-collezionismo.html)

Secondo Francesco Minneci la cartolina illustrata nacque per caso durante la guerra franco-prussiana, e il merito va ad un libraio tedesco, Schwart di Olderburg, che nel 1870 ebbe l’idea di stampare su cartoncino, utilizzando il cliché di un almanacco, l’immagine di un artigliere, simbolo dello stato di guerra. L’opera venne perfezionata, contemporaneamente in senso economico, da Leon Besnardeau di Sillè-le-Giullaume, che pur essendo dall’altra parte della barricata, pensò di offrire ai 40.000 soldati accampati nelle vicinanze l’occasione di inviare un messaggio alle famiglie lontane. Esauriti i fogli e le buste, l’astuto editore tagliò in rettangoli di 66 millimetri per 98 le copertine dei quaderni avanzati, dopo averne venduto le pagine una a una. Sul verso, destinato all’indirizzo, sottolineando il carattere patriottico della missiva, il nostro fece stampare armi e trofei sormontati dallo stemma di Bretagna. Lo Stato per incoraggiare l’iniziativa, risparmiò ai militari la spesa del francobollo. Il successo fu enorme. In segno di stima e di riconoscimento la Francia offrì a Besnardeau, che da quel giorno visse di rendita, un articolo su Le Petit Journal, qualche poesia, e meritatissima nel 1910, una cartolina dedicata all’ ” Inventeur de la 1re Carte postale francaise illustre de 1870 “.
La prima cartolina postale ufficiale,invece,  fu emessa il 1º ottobre 1869 dalle Poste Austriache e sul lato riservato all’indirizzo in alto, presentava la dicitura CORRESPONDENZ-CARTE. I motivi ornamentali di questa prima cartolina erano rappresentati da un sottile orlo ricamato lungo il perimetro del recto e da un minuscolo emblema della casa d’Austria, posto sotto la scritta CORRESPONDENZE-CARTE.
Successivamente il verso venne utilizzato per la riproduzione di ritratti e disegni, specialmente quelli aventi per tema il patriottismo. Con l’avvento della tecnica fotografica, come nuovo mezzo di comunicazione, ai disegni seguirono le fotografie. Principali soggetti tematici di queste cartoline illustrate, che compaiono attorno al 1890, furono la ritrattistica, il vedutismo e la riproduzione di opere d’arte. Nel 1878 il Congresso Mondiale dell’Unione Postale Universale aveva fissato le dimensioni standard della cartolina in cm 9 per cm 14, portando i vari stati ad adottare quel formato che restò in uso sino agli anni trenta del XX secolo; intanto, nel 1866, si era provveduto ad accettarne ufficialmente la circolazione internazionale. Il successo immediato di questo nuovo “ strumento “  di comunicazione fu determinato sia dalla semplicità del mezzo, sia dal basso costo della tariffa per i saluti rispetto alle lettere, 2 cent. contro 20 centesimi, ( ciò fu possibile perché fino al 1905, anno in cui venne istituita una apposita tariffa per le cartoline illustrate, queste furono spedite con la tariffa di stampe, avendo cura di annullare a penna la scritta cartolina postale, corrispondenze-carte, postal carte, postkarte, carte postale, tarjeta postal, ecc…), sia dalla possibilità, connessa all’introduzione della tecnica fotografica e di nuovi processi di stampa, di spedire immagini di luoghi, di figure caratteristiche fino ad allora rappresentate soltanto grazie alle incisioni riportate sui libri o su qualche giornale. Il travolgente successo della cartolina trova riscontro nel gran numero di esemplari ( 1.750.000.000 ) che si calcola furono spediti nel 1894 o nei 140 miliardi di cartoline viaggiate nel mondo tra il 1894 ed il 1919. Tale dilagante utilizzo venne considerato un vero e proprio fenomeno sociale, al punto da destare l’interesse di personaggi della cultura del tempo. Matilde Serao, ad esempio, affermò, che la cartolina “ sviluppa quel senso estetico che è ottuso fra i più… fa conoscere paesi mai visti “. Le cartoline facevano bella mostra di sé in tutte le esposizioni nazionali, al pari di tutte le maggiori novità del vasto panorama produttivo dell’epoca, e non solo, il boom che la cartolina ebbe nel 1897 per “ dimensione ed importanza “ può essere paragonato all’interesse  che si creò intorno alla televisione negli anni ’50. Di fatto tutte le persone “ istruite “ facevano a gara nello scambiarsi cartoline. Una “ moda “ che gradatamente assunse dimensioni popolari , aumentò il numero dei collezionisti, alcuni  arrivarono addirittura ad assoldare persone che inviarono nei posti più importanti al fine di farsi spedire  cartoline per la propria collezione. Il fenomeno della cartoline illustrata scemò negli anni ’40 con la diffusione di un nuovo mezzo di comunicazione, quale il telefono. Diminuì perciò la produzione e la gente usava sempre meno, col passare degli anni, la cartolina illustrata; quelle più vecchie per fortuna, in molti casi furono conservate in soffitta. Da circa vent’anni è tornato l’amore per il collezionismo delle cartoline del passato e, accanto a quelle del primo novecento, di formato più piccolo, sono state affiancate quelle più grandi, cm 10 per 15, degli anni 40/60 che proprio per il ridotto uso che ebbero, sono diventate anch’esse di non facile reperimento.

Cartolina postale

cartolina postale
tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Cartolina_postale

E’ una cartolina (di solito un cartoncino leggero di forma rettangolare) usata per la corrispondenza tramite posta.

La prima proposta di cartolina postale fu enunciata durante la conferenza postale di Karlsruhe, nel 1865, dal ministro delle poste austriaco Stephan, ma la sua idea decadde a causa dell’affrancatura troppo costosa. La prima cartolina postale del mondo fu la Correspondenz-Karte emessa dalle poste austriache il 1º ottobre 1869, inventata secondo la storica ternana Daniela Bini dal prof. Hermann dell’accademia militare di Wiener Stadt, con l’intento di sostituire, per la breve corrispondenza, le lettere a tariffa più onerosa. Si trattava di un cartoncino color avorio: su un lato, destinato all’indirizzo del destinatario, era impresso il francobollo, mentre l’altro, privo di fregi, conteneva il messaggio che non doveva superare le 20 parole. Le cartoline postali dell’epoca erano degli ‘interi postali’, cioè dei cartoncini pre-affrancati; solo successivamente comparirono le versioni con gli spazi per l’apposizione del francobollo. Il titolo di fautrice della cartolina illustrata, andò invece alla Francia nel 1870, per merito del libraio Besrnardeau de Sillé-le -Guillaume che per primo ebbe l’idea di ornare di disegni e figure le cartoline, invece un altro francese, Dominique Piazza ideò le cartoline illustrate con fotografie (1891). Nel 1872, per la prima volta le cartoline illustrate vennero utilizzate per propagandare le bellezze turistiche di un paese, la Svizzera per la precisione, grazie all’idea del tedesco Franz Borich, che raccolse un enorme successo e una lunga serie di imitatori.

Una significativa variante della cartolina fu la cosiddetta christmas-card, da spedire abitualmente a Natale, che ebbe un origine inglese e dovuta all’intraprendenza di un pittore di nome Dobson che nella seconda metà dell’Ottocento ebbe l’idea di dipingere su una cartolina figure festose assieme a scritte di auguri, prima di spedirla ad un amico. Questo quadretto piacque così tanto da riscuotere un immediato grande successo

Tardiva fu l’introduzione della cartolina in Italia, ove comparve solo il 1º gennaio 1874. Nel 1902 la Gran Bretagna fu il primo paese a permettere il divided-back, ovvero la linea verticale che separa l’indirizzo del destinatario dal messaggio vero e proprio sul retro della cartolina.

Numerose cartoline storiche sono conservate al Museo della cartolina Salvatore Nuvoli di Isera (TN).

Negli ultimi due decenni del XX secolo la rivoluzione nei mezzi di comunicazione portò un cambiamento profondo nella funzione della cartolina: dagli anni novanta del XX secolo cominciò a decadere il suo uso come scambio di saluti, soppiantato dal cellulare o dalle e-mail, e prevalsero con forza due tendenze: da un lato venne sempre più spesso utilizzata come veicolo promozionale o pubblicitario, diventando promocard e, nel gergo giovanile, spesso coincide con alcuni tipi di ‘”flyer”.

Dall’altro, si sviluppò la Mail art, forma artistica di origine antichissima che negli anni novanta si avvantaggiò dei nuovi strumenti casalinghi, come il computer e la stampante, e dei software di fotoritocco per arrivare a sviluppare una comunità dedita allo scambio di cartoline autoprodotte. Lo sviluppo di questa funzione della cartolina si avvantaggiò dell’esser diventato uno strumento “di nicchia”, ossia di aver perso quel carattere di ufficialità e di funzioni stabilite una volta per tutte che le veniva dall’essere stato per lungo tempo, in quanto posta, un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa ante litteram.

Marcofilia 

tratto da http://www.webalice.it/gianfrancomazzucco1/home.htm;http://www.webalice.it/gianfrancomazzucco1/ancai.htm

timbriE’ il collezionismo dei bolli apposti sulla corrispondenza (lettere, cartoline, ecc.) inviata con i servizi di posta. Il bollo è il segno della massima sovranità delle amministrazioni postali pubbliche sulle corrispondenze stesse, movimentate in privativa sul proprio territorio di competenza. Ciò vale anche per altri sistemi di trasporto postale in concessione di Stato. Per la Posta è un segno grafico indelebile in genere circolare, ma anche di altre forme, contenente i dati fondamentali della spedizione postale (data, luoghi, uffici ecc.). Grazie alla forza del diritto di privativa delle Poste pubbliche sul trasporto postale, il bollo ha riconoscimento legale indiscusso e viene perseguita duramente ogni falsificazione. Esistono numerosissimi tipi di bolli postali in relazione al servizio cui sono dedicati (annullatori, di transito, di tassazione, di franchigia, di arrivo, lineari, esagonali, quadrati, ecc.), diversi in relazione anche al momento, alle tecnologie ed alla funzione per cui furono prodotti. Già dall’originaria storia del sistema postale italiano, eredità dell’antico regno Sardo, i bolli sulle corrispondenze devono contenere la data esatta e la località in cui furono applicati in modo da garantire a chiunque sopratutto il momento dell’accettazione o della prima lavorazione dell’invio postale ed il tempo di viaggio della corrispondenza oppure, in relazione ai diversi periodi, la storia documentata del suo viaggio. L’inchiostro utilizzato per applicare i bolli dalle Amministrazioni postali è di sicurezza, ossia normalmente indelebile e penetrante nello spessore della carta, ha una formula chimica non conosciuta dal pubblico ed è difficilmente riproducibile o truccabile. Alcuni bolli sono stati o sono utilizzati anche con inchiostri speciali di colore diverso dal nero (tradizionale) o con invisibili caratteristiche di fluorescenza.

Erinnofilia

traerinnofili per collezinandotto da http://it.wikipedia.org/wiki/Erinnofilia

L’erinnofilia è il collezionismo di bolli chiudilettera del tutto simili ai francobolli tranne per il fatto che non hanno, di solito, valore ne postale ne fiscale.  Molto probabilmente la loro origine si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta chiudilettera, sistema che alla
metà dell’800 cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.Ma il termine “bollo chiudilettera” appare limitativo nel descrivere un oggetto che per quasi 100 anni è stato un importante veicolo di storia, cultura, arte e tradizioni in tutti i Paesi del Mondo. Non è un caso che il termine “erinnofilia” derivi dal tedesco “Erinne(rungsmarke)” che significa “ricordo(francobollo)”. [1] Quello di ricordare è stata infatti la vocazione principale dei “bolli chiudilettera”: commemorare un evento passato, annunciare un evento futuro, o anche ricordare come propaganda.

Sotto questo profilo i “bolli chiudilettera” piuttosto che i francobolli o le cartoline postali, sono assimilabili ai manifesti (significativamente gli anglosassoni li chiamano “poster stamps” letteralmente “francobolli manifesto”) e come questi dovevano avere la capacità di catturare subito l’attenzione anche con un’occhiata fuggevole e distratta.

Per questo motivo i “bolli chiudilettera” hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza e di essenzialità grafica che ha anticipato fin dai primi anni del ‘900 i concetti moderni di pubblicità.

A seconda delle diverse finalità per cui venivano prodotti, i “bolli chiudilettera” possono essere divisi in categorie:

Bolli commemorativi realizzati con lo scopo di pubblicizzare o ricordare un avvenimento
Bolli di propaganda (autarchica, militare, politica, religiosa, ecc)
Bolli Reggimentali o militari (prodotti quasi tutti in occasione della prima guerra mondiale)
Bolli di assistenza e beneficenza (comitati di preparazione alla guerra, Croce Rossa, TBC, ecc.)
Bolli pubblicitari e turistici
Scorrendo le pagine del “Catalogo degli Erinnofili Italiani dal 1860 al 1945” se ne possono apprezzare i tanti motivi di interesse di questo particolare tipo di collezionismo a partire da quello storico legato alle vicende del risorgimento italiano, della prima e della seconda guerra mondiale e del fascismo, per continuare con l’interesse artistico con tutti i più importanti autori del panorama grafico italiano dall’Art Nouveau al Futurismo, per finire con gli aspetti economici e sociali con riferimento a centinaia di fiere ed eventi che coprono tutto il territorio italiano da Merano a Palermo.

1.^ Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, Dizionario della lingua italiana:
erinnofilia sostantivo femminile; La collezione di chiudilettera e di bolli commemorativi non postali; composto dal tedesco Erinne (ricordo) e -filia (amore, simpatia).
erinnofilo aggettivo e sostantivo maschile; Colui che colleziona bolli non postali e chiudilettera commemorativi. derivato di erinnofilia.

E.Malorzo – ass.nazionale collezionisti Erinnofilia – Catalogo degli rinnofili Italiani e bolli commemorativi dal 1860 al 1945, Digitalis SRL, Torino, 2006.

La collezione dimenticata

Fino alla fine degli anni ’30 il collezionismo degli erinnofili aveva avuto un grande rilievo, essendo affiancato molto spesso alla filatelia. Esistevano riviste e associazioni, sia nazionali che internazionali ed erano organizzati incontri e convegni. Con l’avevnto del dopoguerra e dei grandi mezzi di comunicazione di massa questo collezionismoè andato via via scomparendo, fino ad essere completamente dimenticato. L’etimo tedesco di erirnnofilia vuol dire ricordo e questo è statoper decenni il compito di questi piccoli pezzi di carta tanto simili ai francobolli:annunciare un evento futuro, commemorarne uno passato, svolgere ruolo di informazione, propaganda e pubblicità, raccogliere fondi per una determinata causa. Il tutto utilizzando diversi stili di grafica:semplice, accattivante, innovativa, talvolta naif.



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