Filatelia

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Il sistema postale

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_posta

http://petralianews.weebly.com/articoli-di-collezionismo.html

Ha origini molto antiche: già presso i persiani, gli Inca, i cinesi, i romani e altre popolazioni esistevano servizi postali gestiti dallo Stato per le corrispondenze ufficiali.

Medioevo e Rinascimento
Nell’Europa medievale e poi rinascimentale si sente l’esigenza di un allargamento del servizio presso la nobiltà e la borghesia, che con i nuovi commerci ha la necessità di informazioni e comunicazioni con luoghi lontani. Il servizio era assicurato da viaggiatori che si impegnavano a recapitare la corrispondenza. Questo servizio non era costante e la consegna era insicura, tanto che spesso si preferiva inviare più di una lettera tramite viaggiatori diversi.

Già dal XIII secolo con la Repubblica di Venezia ma maggiormente dal XVI secolo con Massimiliano I del Sacro Romano Impero il servizio di recapito offerto dalla famiglia bergamasca, di Camerata Cornello, dei Tasso (antenati del letterato Torquato Tasso) collegava buona parte d’Europa tramite corrieri a cavallo. Come nel periodo precedente, la lettera rischiava di andare persa o non consegnata per numerosi motivi: rapine, viaggi lunghi e accidentati, morte del destinatario o cambio d’indirizzo ecc. Per questi e altri motivi, non secondario il rischio che il corriere intascasse il compenso senza consegnare la corrispondenza, la tariffa veniva riscossa dal destinatario. Tale sistema provocava molte perdite alle poste e quindi aveva costi e tariffe molto elevati, abbordabili solo per la nobiltà e per l’alta borghesia.

Epoca napoleonica 
Nel corso del XVIII secolo e in epoca napoleonica le poste, da private, vengono gradualmente assorbite dagli Stati, che si riservano il diritto di posta sia per migliorare il servizio sia per avere maggiori entrate. Il nuovo servizio permetteva allo stato un risparmio tramite la franchigia postale. Partono numerose sperimentazioni e all’aumento del numero degli uffici postali segue la necessita di indicare l’ufficio di partenza e quello di arrivo. Nell’area italiana, la repubblica veneta stampa fogli con sovrapprezzo per le corrispondenze nel 1608, una specie di beneficenza. Il Regno di Sardegna nel 1819 realizza fogli di carta postale già bollata per il recapito entro 15 miglia.

La riforma postale britannica e la nascita del francobollo 
L’inglese Rowland Hill ideò nel 1837 la riforma postale del Regno di Gran Bretagna. Il vecchio sistema costoso e inefficiente venne sostituito da una riforma postale semplice ma rivoluzionaria, essa prevedeva il pagamento anticipato della tariffa e una tariffa universale in tutto il reame, con l’eliminazione delle distanze nelle tariffe postali. Fino ad allora i pacchi e le lettere venivano pagati dai destinatari. Sir Rowland Hill notò che questo tipo di pagamento portava ad abusi da parte degli utenti. Si narra che fosse comune spedire una lettera al destinatario con dei segni convenzionali. Il destinatario quindi rifiutava la lettera che in questo modo non veniva pagata, mentre dai segni riusciva a recepire il messaggio. Il nuovo sistema inoltre permetteva di spedire le lettere senza passare per l’ufficio postale; a tale scopo vennero ideate la buste postale e il francobollo, che certificava il pagamento anticipato della corrispondenza.

Il progetto si trasformò in due francobolli il 6 maggio del 1840 con due tariffe: un francobollo da 1 penny, che quindi prese il nome di penny black (penny nero), e un francobollo da 2 penny (blu), meno famoso e meno usato. Oltre ai due francobolli fu emessa una lettera postale già affrancata.

Il primo francobollo

one penny

Fabrizio Ameduri – 14/10/2002 – tratto da http://www.definitives.org/articoli/articolo.php?idArt=5&idCatArt=1

La nascita del francobollo ha origini del tutto casuali. Si narra che sir Rowland Hill, uomo di indubbie doti pratiche e dotato di eccellenti capacità di analisi, durante un viaggio in Irlanda assistette ad una scena che lo indusse ad un attenta riflessione. Durante una sosta della corriera venne consegnata una lettera ad una ragazza di un villaggio; ella guardò a lungo la lettera, la soppesò e poi la riconsegnò la portalettere dicendo di non avere lo scellino per il pagamento del “porto”. Sir Rowland Hill mosso a compassione pagò la tassa e consegnò la lettera a
lla giovane: con enorme sorpresa, la ragazza non parve per nulla contenta del gesto di generosità ricevuto. Rowland Hill dovette insistere non poco per venire a conoscenza della verità; alla fine la ragazza gli confessò che si era accordata col fidanzato che viveva a Londra: questi apponeva sulle buste dei segni convenzionali e alla destinataria bastava dare un’occhiata alla busta per sapere esattamente le notizie in essa contenute, senza dover pagare la tassa. La situazione andava ormai avanti in questo modo da parecchio tempo.

In quel tempo spedire delle lettere costava caro, non vi era un importo fisso ma esso variava in base a molti fattori, tra i quali la distanza e il peso della lettera. E, particolare ancora più importante, il pagamento della tassa era a carico del destinatario che, sovente, quindi, si rifiutava di ritirare la lettera al momento della consegna da parte del postino.
Sir Hill si interessò al problema, e nel 1837 pubblicò un opuscolo intitolato “Post Office Reform: Its Importance and Practicability” (La riforma delle Poste: importanza e fattibilità).

Il progetto di riforma in esso esposto si basava su alcuni punti fondamentali:

riduzione delle tariffe

porto unico (1 penny per lettere fino a 7 grammi e mezzo di peso)

vendita di etichette gommate da apporre sulla corrispondenza

Hill pubblicizzò in tutta la nazione la sua proposta: dodici uomini d’affari londinesi organizzarono una raccolta di firme a favore del progetto e riuscirono a raccoglierne più di 4 milioni. La gente comune accolse subito di buon grado la proposta di riforma, mentre gli organi ufficiali la bocciarono, temendo che la riduzione del porto da pagare avrebbe aumentato il già pesante deficit delle Poste.

La proposta arrivò comunque alla Camera e venne approvata, nonostante un gran numero di voti contrari; a Rowland Hill fu assegnata una carica provvisoria al Tesoro in qualità di supervisore. Fu decretata la nascita del francobollo, ossia di un pezzo di carta adesivo da applicare sulla busta, recante l’indicazione del prezzo che il mittente doveva pagare per spedire la lettera. Il francobollo sarebbe stato annullato mediante un timbro indelebile per evitare che venisse riutilizzato. Fu bandito un concorso per trovare il disegno più adatto ad essere riprodotto sul francobollo. Venne scelta l’idea (ma non il bozzetto) di uno dei partecipanti: la vignetta avrebbe rappresentato il ritratto della Regina Vittoria. Seguirono ulteriori ricerche e furono risolti molti problemi in fase di realizzazione dei calchi per la stampa; la ditta prescelta, la Perkins, Bacon & Petch se la cavò piuttosto bene, considerando che, banconote a parte, non era solita stampare fogli contenenti pezzi di carta piccoli, in grandi quantitativi.

Il 6 maggio 1840 nacque il primo francobollo, il famosissimo Penny Black con l’effigie della Regina Vittoria; in realtà furono due i valori emessi contemporaneamente: c’era anche il 2 pence azzurro, che non raggiunse mai la fama del “Penny Black”. L’anno successivo il colore del valore da 1 penny fu cambiato da nero in rosso per rendere maggiormente visibile l’inchiostro nero del timbro postale.

Rispetto alla busta Mulready (un intero postale illustrato, come un biglietto di banca, da William Mulready, e venduto allo stesso prezzo del francobollo dall’amministrazione postale) il francobollo ebbe un uso ed un successo straordinario ed impensabile. Nel 1839, prima della sua nascita, gli inglesi spedivano circa 82 milioni di lettere. Nel 1841 le lettere spedite furono oltre 170 milioni.
Per evitare una seconda utilizzazione, il francobollo veniva annullato con un grosso timbro ad inchiostro indelebile rosso o nero, raffigurante una croce di malta. Chiaramente il Penny Black era nato senza dentelli, e durante la vendita il sistema di separazione più pratico era l’utilizzo delle forbici.Il suo formato è rettangolare di piccole dimensioni  ( base mm 20 per 25 mm di altezza ) e in gergo è detto verticale. Nella vignetta Sir Rowland Hill scelse di stampare il profilo della regina Vittoria all’età di 15 anni. Quest’idea piacque tanto alla regina che volle che tutti i francobolli del suo regno, portassero, fino alla sua morte, il suo ritratto. Le caratteristiche volute da Hill furono la bellezza, e l’infalsificabilità.Infatti fu inciso in calcografia e stampato dai più famosi tipografi inglesi su carta filigranata con in trasparenza una piccola corona. Ha due lettere negli angoli inferiori che indicano la posizione di stampa nel foglio di 240 esemplari; quella a sinistra indica la fila ( A la prima, B la seconda ecc.), e quella a destra la colonna. Per intenderci, il primo francobollo a sinistra del foglio ha le lettere AA, il secondo AB e così via. Non porta il nome del paese.
Ancora oggi, nei francobolli inglesi, non vi è il nome del paese ma solo il profilo del sovrano regnante, in questo momento, il profilo della regina Elisabetta II, che è sufficiente per la loro identificazione.

Il successo del francobollo fu clamoroso e Rowland Hill fu fatto baronetto e nominato direttore generale delle Poste del Regno Unito. Le statistiche dicono che nel 1839 nel Regno Unito erano state spedite 76 milioni di lettere; con l’avvento del francobollo salirono a 168 milioni nel 1840 e raggiunsero i 347 milioni nel 1850.

Successo del francobollo 
Il francobollo inglese ebbe un grande successo, nonostante lo scetticismo dello stesso Hill, tanto da essere presto imitato da altre amministrazioni postali.

Nel 1843 il Cantone di Zurigo e di Ginevra in Svizzera emisero francobolli per la posta, seguiti lo stesso anno dal Brasile con tre francobolli. Altri stati si affrettarono a cambiare i propri sistemi postali:

1845 – Cantone di Basilea
1846 – Stati Uniti d’America
1847 – Mauritius
1849 – Baviera, Francia
1850 – Prussia, Sassonia, Hannover, Austria, Spagna, Svizzera
1851 – Danimarca
1852 – Brunswick, Olanda, Lussemburgo
1853 – Portogallo
1855 – Svezia, Norvegia, Nuova Zelanda
1856 – Messico, Uruguay, Perù
1857 – Russia
1858 – Moldavia, Argentina
1859 – Amburgo, Impero Ottomano, Lubecca
1860 – Polonia Impero Austro-Ungarico
1862 – Romania
1866 – Serbia
1867 – Ungheria
1870 – Persia
1871 – Giappone
1873 – Islanda
1886 – Gibilterra

Primi francobolli italiani

Gli Stati italiani attuarono la riforma che porta all’utilizzazione del francobollo a partire dalle seguenti date:

1º giugno 1850 – Regno Lombardo Veneto (Austria Ungheria)
1º gennaio 1851 – Regno di Sardegna
1º aprile 1851 – Granducato di Toscana
1º gennaio 1852 – Stato Pontificio
1º giugno 1852 – Ducato di Parma, Ducato di Modena
1º gennaio 1858 – Regno delle due Sicilie
1877 – San Marino

I Francobolli calcografici

La calcografia è un procedimento di stampa che consiste nell’incidere con una punta acuminata un disegno su di una lastra di rame o di zinco; nel caso dei francobolli, per ottenere tanti esemplari identici per quanti ve ne sono in un foglio, si ripete il bozzetto originale con procedimenti di fotoincisione.

Sulla lastra inchiostrata si preme un foglio di carta leggermente umida che risulterà stampata in rilievo che, a volte, è possibile avvertire al tatto; la stampa può essere di uno o più colori ed in questo secondo caso è necessario utilizzare più lastre e più passaggi di stampa. La calcografia è usata in molti Paesi, come in Francia e negli Stati Uniti, con ottimi risultati.
In Italia il primo francobollo in calcografia appare nel 1906; si tratta del 15 cent. con l’effige di Vittorio Emanuele III rivolta a destra, opera del pittore Michetti, che verrà riutilizzata in seguito per molti altri francobolli tipografici e più spesso, con l’immagine rivolta a sinistra.

E’ invece del 1925 l’emissione per i 25 anni di Regno della quale furono autori Parmeggiani e Repettati; i francobolli della Vittoria furono sovrastampati per le Colonie. I Francobolli calcografici emessi in periodo repubblicano mostrano la grande bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale riprodotto con maestria dai disegnatori ed incisoro del poligrafico dello Stato.

https://ternifil.org/page/2/ – Posted on 17 luglio 2013 by Alessandro Canali


Piccolo glossario filatelico

(Articolo pubblicato su Il Petrino n° 5 del 15 marzo 2003 – http://petralianews.weebly.com/articoli-di-collezionismo.html)

Commemorativi: La loro vignetta ricorda un avvenimento, celebra un personaggio, insomma “commemora”, oppure diffonde un’idea, sostiene una campagna, annuncia qualcosa di presente o di futuro. Sono generalmente di grande formato e con tiratura limitata,hanno una durata di vendita agli sportelli postali limitata.
Dentellatura: Pratico sistema per la separazione dei francobolli.
Facciale: Valore di affrancatura che appare sul francobollo.
Nuovo: Un francobollo che non è ancora servito ad affrancare un oggetto postale.Deve essere fresco come quando è stato venduto dalla posta; impeccabile al recto come al verso con la sua gomma originale.
Ordinari: Sono quei francobolli messi in circolazione per soddisfare le esigenze postali. Si tratta di serie “lunghe”, cioè composte da molti francobolli con valori facciali diversi, da quelli più piccoli ai più alti, proprio perché il pubblico deve trovare alla posta o dai tabaccai anche le “spezzature” per comporre all’ occorrenza qualunque affrancatura.Hanno una tiratura di milioni di esemplari e rimangono in vendita agli sportelli postali per moltissimi anni.Esempi tipici dell’ultimo ventennio sono le serie dei castelli d’Italia e della donna nell’arte.
Serie: Insieme di francobolli emessi contemporaneamente con il medesimo tema o soggetto; quando si hanno tutti i francobolli appartenente a tale serie si ha la “serie completa”.
Usato: Francobollo già servito per l’affrancatura di un  plico postale. E’ annullato con un timbro postale ad inchiostro che ne eviterà un secondo uso. Una volta lavato e scollato dal supporto di carta, è senza gomma



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